L’Opinione del Prof. “Chiamo l’Uomo Nero!”


Si racconta che quando Alberto Einstein arrivò negli USA gli impiegati dell’ufficio immigrazione gli chiesero di indicare su un modulo a quale razza appartenesse. Einstein scrisse “Umana”. Forse fu una provocazione, ma era il 1933 non il 2018 e lo scienziato fuggiva dalla sua Germania proprio perché erano iniziate le persecuzioni contro gli ebrei come lui. 

Dal punto di vista scientifico Einstein aveva perfettamente ragione, perché gli uomini non hanno razze e la razza umana è una sola, seppur con infinite variazioni al suo interno. 

Le discipline scientifiche che studiano l’uomo, l’antropologia o la biologia, hanno da tempo stabilito che non esistono confini di separazione fra una razza l’altra. 

Era il 1942, frequentavo l’asilo, ero un bambino capriccioso, come tutti i bambini di quell’età, del resto. Mia mamma mi diceva sempre: “Matteo, se mi fai arrabbiare chiamo l’Uomo Nero”. 

Era il 1945, frequentavo la terza elementare, le bombe non cadevano più. Il nazismo era stato sconfitto e la città di Palermo era invasa dagli americani e fra di loro notavo con grande stupore la presenza di soldati dalla pelle nera. Questi stessi soldati ci regalavano le gomme da masticare, la Coca Cola, i biscotti, le caramelle e anche le sigarette Camel che erano per il papà.

Vado a casa, cerco mia madre e ansimando le dico: “Mamma, vedi tutta questa roba? Mi è stata regalata da un americano nero, cioè uno che ha rischiato la vita per venirci a liberare dai tedeschi. Allora non è vero che l’Uomo Nero mangia i bambini…”

Mia madre pose le sue mani sulla mia testa, mi accarezzò il viso e poi mi prese in braccio e mentre mi baciava mi sussurrava: “Figlio mio, era un modo di dire. Ogni tanto anche la mamma dice qualche bugia, ma questo serve per far crescere i figli educati e obbedienti e tu, caro Matteo, a scuola sei il primo della classe, le tue pagelle sono piene di 10 e la maestra è orgogliosa di te. Forse la paura dell’Uomo Nero è valsa a qualcosa”.

L’Uomo Nero. Oggi tutta l’Italia piange la povera Desiree. L’hanno drogata, violentata, stuprata e uccisa. Forse la sua mamma non le ha mai detto: “se non mi obbedisci chiamo l’Uomo Nero”.


L’Opinione del Prof. “Chiamo l’Uomo Nero!”

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