Riflessioni sul  riso rosso fermentato


di Fabio Reposi (Direttore Farmacia Comunale Aranova)

Il riso rosso fermentato, un integratore alimentare conosciuto per abbassare i livelli sierici di colesterolo, è spesso utilizzato nei pazienti che rifiutano le statine o non ne sopportano gli effetti collaterali (le statine possono causare per esempio debolezza muscolare e crampi agli arti inferiori fino a epatotossicità e danni renali) o che richiedono una medicina naturopatica. Il riso rosso fermentato contiene un fungo, il monascus purpureus, che è stato utilizzato inizialmente nella produzione della lovastatina, la prima statina sintetizzata. Per questo motivo riso rosso fermentato e lovastatina sono accumunate negli effetti terapeutici ma anche in parte negli effetti collaterali delle statine. Nel riso rosso fermentato il principio attivo che interagisce sulla produzione del colesterolo è la monacolina k ma oltre a questa nel riso rosso fermentato possono essere presenti altre sostanze attive conosciute come potenzialmente tossiche. La food and drug administration ha raccomandato ai consumatori americani di non assumere prodotti a base di riso rosso fermentato senza che vi siano garanzie sulla sicurezza, l’efficacia, e metodi di preparazione standardizzati. Alcuni lotti di riso rosso fermentato potrebbero contenere pesticidi, insetticidi e additivi tossici, oltre alla citrinina, una micotossina nefrotossica. Al fine di garantire che l’eventuale esposizione alla citrinina presente in tali preparati a base di lievito di riso rosso rimanga considerevolmente inferiore al livello di nefrotossicità  nell’adulto, è stato fissato un tenore massimo di citrinina di 2mg/kg. Inoltre in alcuni lotti di riso rosso fermentato adulterati è stato trovato un quantitativo di lovastatina, l’attuale farmaco di sintesi, aggiunto illecitamente. Negli ultimi anni in Italia il consumo di integratori a base di questo fungo è aumentato in modo esponenziale e di conseguenza le proposte commerciali. Con questo articolo si vuole sensibilizzare il consumatore affinché la scelta dell’integratore venga effettuata dopo aver verificato la qualità dei principi attivi considerando che di norma l’integrazione va assunta per almeno tre mesi preferibilmente la sera prima di andare a letto.


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