Cosa direbbe Berlinguer?


di Elia Arena

Avevo quasi 11 anni, nel giugno 1984. Non ho ricordi diretti del dramma di Padova e delle durissime giornate seguenti per un popolo intero, ma decine e decine di volte ho visto filmati, letto interviste, libri e cronache del tempo. Per chi come noi è cresciuto in sezione della mia cittadina, le pagine dell’Unità di quei giorni appese ai muri sono state una reliquia laica. Entravi in sezione e le guardavi sempre con riverenza. I titoli non si possono dimenticare: “Ti vogliamo bene”, “È  morto”, “Addio”.Mancherai a tutti”. 

Oggi a distanza di trentaquattro anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer mi chiedo cosa direbbe un gigante politico come lui di fronte a quello che sta accadendo. Alcuni suoi pensieri lunghi hanno ancora una straordinaria attualità: la necessità di un nuovo ordine mondiale e l’intuizione di schierare il Pci sull’integrazione politica europea sposando il progetto di Spinelli che fu anche candidato come indipendente alle europee, l’austerità come ridistribuzione della ricchezza e come nuovo modello di sviluppo e non come semplice rigore finanziario a senso unico. E ovviamente l’unità delle forze popolari e democratiche per arginare le involuzioni autoritarie. Berlinguer non era solo la guida dei comunisti e della sinistra, è stato ed è ancora per tanti un patrimonio del Paese e della nostra democrazia. Penso che se oggi fosse con noi lotterebbe con tutte le sue forze per riorganizzare il campo democratico e di centrosinistra e reagire a ciò che vediamo. Reagirebbe di fronte alla scelta irresponsabile del governo su Aquarius con il rischio di una nuova grave crisi umanitaria, reagirebbe di fronte al dramma della morte del giovane sindacalista Sacko in Calabria e ai silenzi dei ministri, reagirebbe di fronte a chi intende soffiare sulle legittime paura dei cittadini per lucrare solo consenso elettorale. 

Si porrebbe in modo radicale il tema della precarietà delle nuove generazioni. Del rapporto che c’è tra lavoro, cittadinanza e rivoluzione digitale. Delle nuove solitudini. Della sostenibilità delle nostre economie.

A queste domande il populismo, il nazionalismo e il sovranismo stanno oggi dando risposte, anche se profondamente sbagliate, e stanno elaborando un’idea di società più chiusa, più spaventata, più piccola. A noi democratici, invece, spetta il compito di costruire un’alternativa popolare e inclusiva, aperta e sicura. Un’alternativa liberal democratica, che guardi ai principi sociali. 

Qualcuno dice che sinistra e destra sono concetti passati, superati. Che ora bisogna essere “postideologici”. La modernità vuole il pensiero unico. Penso che Berlinguer reagirebbe a tutto questo riproponendo le moderne ragioni di un nuovo impegno per arginare il modello politico attuale. Altro che categorie superate. Ci direbbe che non serve piangerci addosso e che invece bisogna ricominciare a lottare. Perché “ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”. Ecco. Facciamo nostro, oggi più che mai, il suo insegnamento… sensibilità e coraggio, per non dimenticare…


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