In viaggio col Maestro


Riproponiamo l’articolo pubblicato il 30 giugno del 2017 all’indomani di un viaggio che il Direttore editoriale di VIA AVRELIA XX-XXX ha fatto in compagnia di Flavio Bucci. Un piccolo omaggio al grande Maestro che ci ha lasciato.

di Franco Cerretti


Sono passate da poco le sei del mattino quando Flavio Bucci, l’attore, il Maestro, sale in auto. Tre giorni in compagnia di Flavio Bucci, forse uno degli ultimi esponenti di un’arte che va smarrendo i suoi protagonisti, insieme con gli amici di sempre: Mas
similiano Catini e Alfonso Orfini. L’occasione ci è stata offerta dall’appuntamento con il ciclo d’incontri “Un caffè con le stelle”, promosso dall’assessorato alla cultura del comune di Brivio e organizzato dal giornalista e bibliotecario Marco Vannucci. Come rifiutare?

Un onore, un privilegio riservato a pochi. Tre giorni con Flavio Bucci fra citazioni dotte, “zingarate” e grandi mangiate. Con un uomo che riesce a mescolare Shakespeare e battute sarcastiche, crasse risate per un aneddoto e commozione allorquando il discorso cade sul futuro delle giovani generazioni. Il tutto senza mai essere fuori di chiave. 

Si arriva a Brivio e l’accoglienza è di quelle da star di Hollywood. La gente lo riconosce per strada, chi chiede un autografo, chi si fa immortalare in un selfie, chi lo tira da una parte e chi dall’altra, ma Flavio è lì, tranquillo, pronto a rispondere alle richieste di tutti senza mostrare il minimo segno di insofferenza.

La serata, nella caratteristica piazzetta di Brivio, si apre con l’intervento di Alberto Torregiani, figlio adottivo di Pierluigi, il gioielliere che perse la vita per mano dei “Proletari armati per il Comunismo”.  «Mio padre faceva il gioielliere – racconta – e pubblicizzava i suoi articoli nelle televisioni private. Una sera, il 22 gennaio 1979, eravamo in pizzeria, e avevamo con noi i gioielli da utilizzare per la promozione. Poiché portava con sé parecchi valori, mio padre girava armato. In pizzeria entrarono dei rapinatori e mio padre si difese. Nella sparatoria persero la vita tre uomini e vi furono quattro persone ferite. Alcuni quotidiani, nei giorni seguenti, titolavano “sceriffo in borghese”, “giustiziere a Milano”. Per mio padre la fine era ormai segnata. Dopo circa tre settimane, il 16 febbraio 1979, mio padre venne ucciso, e nella sparatoria rimasi anche io ferito». La sedia a rotelle con la quale si muove è il segno evidente di quella tragica sera. Una morte, quella di Pierluigi Torregiani, balzata agli onori della cronaca perché voluta da Cesare Battisti, riconosciuto come mandante e bellamente in vacanza da 38 anni fra la Francia e il Brasile.

Dopo la toccante testimonianza di Torregiani è la volta di Flavio Bucci magistralmente intervistato da Marco Vannucci. Il pubblico si scuote fin dalle prime battute dell’attore che alterna umorismo a passaggi seriosi. Declama “A Silvia” e “L’infinito” e poi passa a raccontare aneddoti della sua lunga vita di attore di teatro e di cinema, parla dei suoi rapporti personali con Volontè, Gassman, Sordi, Tognazzi e della sua amicizia con Giulio Andreotti che lo portò a recitare davanti a Papa Wojtyla. Proprio in questa occasione all’operatore che lo accompagnava, che non riusciva a inquadrare nella luce giusta il Papa, sfuggì la frase: “Santità, er bianco spara!”.

Insomma, un alternarsi di emozioni che si sono riversate fra il pubblico, una serata indimenticabile che ha lasciato il posto anche a riflessioni più profonde. «Sono fiero di essere nato in un paese democratico e civile», ha detto Bucci, «ciò che conta non sono le ideologie, ma la possibilità di dialogare senza ricorrere alle armi, avendo un confronto e non uno scontro. Non esiste una teoria, un’ideologia giusta o sbagliata: esiste la teoria dell’essere umano, che è la vita».

Si torna indietro con la mente carica di immagini, di ricordi che si tramutano presto in emozioni. Tre giorni con Flavio Bucci, l’Adda, la cordialità delle persone, le grandi abbuffate a “La Taverna di Leonardo” di Vincenzo Tripicchio a Brivio o a Gavardo Villa d’Adda, ma soprattutto il privilegio di aver trascorso una piccola porzione della mia vita con un grande attore: grazie Flavio!


In viaggio col Maestro

log in

Become a part of our community!

reset password

Back to
log in