Rivolta contro il mondo moderno 


di Mario Cerretti

Chi l’avrebbe mai detto? I contagi giornalieri di Covid in Italia stanno aumentando. Complice è principalmente l’estate che spinge milioni di italiani sulle spiagge, nei bar, nelle discoteche e ad organizzare un aperitivo e una cena dopo l’altra. Del resto, agosto è conosciuto come il mese in cui in Italia non funziona nulla; il mese in cui tutto è chiuso: gli italiani dovranno pur fare qualcosa con il tempo che hanno a disposizione. 

Particolarmente interessanti sono gli ultimi dati rilasciati dall’Oms riguardo la suddivisione demografica dei nuovi contagiati: rispetto a febbraio, la percentuale di giovani contagiati di Coronavirus è cresciuta notevolmente. Il 64% dei contagi nel mondo interessa la fascia d’età dai 24 ai 64 anni e il 9,6% dei contagiati mondiali ha dai 15 ai 24 anni. 

Questo aumento di contagi tra i giovani non mi meraviglia minimamente. Basta andare su un qualsiasi notiziario online per vedere le dozzine di foto che circolano in questo periodo: tutti attaccati, amici e amiche che bevono dallo stesso bicchiere, mascherine che non si vedono neanche a pagarle oro. Alcuni giovani, così leggo sul Messaggero, addirittura si divertono a prendere in giro gli organizzatori delle feste, dando loro dei nomi falsi. È prassi, infatti, fornire i propri nomi a queste feste per permettere alle autorità di tracciare tutti i contatti di eventuali contagiati. A quanto pare, però, si sta chiedendo troppo.

Non avendo mai avuto particolare fiducia nell’umanità, la mia ultima speranza, soprattutto in questo periodo, erano le nuove generazioni. Tra manifestazioni globali come Fridays for Future o Black Lives Matter, sembrava come se qualcosa si stesse smuovendo nelle menti dei giovani in tutto il mondo. I social network finalmente vengono utilizzati per diffondere cause importanti; per comunicare tra manifestanti e mettere alla luce, per esempio, crimini condotti da parte delle forze dell’ordine; vengono condivise petizioni da firmare, e tra giustizia sociale, attivismo contro la transomofobia, contro il razzismo, contro la violenza della polizia e contro la distruzione del pianeta, i giovani sembravano pronti a conquistarsi il loro futuro. Tutto il marcio creato dalle generazioni precedenti, più interessate all’arricchimento personale e abbagliate da un becero individualismo, noncuranti delle generazioni a venire, sembrava esser destinato ad esser spazzato via, a favore di un futuro giovane ed innovativo. Poi, però, venne quel 9,6% di contagi.

Questi contagi, per fortuna, modificheranno minimamente il contagio delle vittime, dato che la percentuale di mortalità tra i giovani contagiati di Covid è pressoché nulla. Il fattore che maggiormente mi preoccupa è la mancante disponibilità di sacrificio. 

Quale ingiustizia sociale vogliamo combattere, se non riusciamo neanche a stare senza discoteca per un’estate? Di quale attivismo ecologico stiamo parlando, se ci troviamo in difficoltà ad indossare una stupida mascherina chirurgica per più di 10 minuti? Qui si parla di rivoluzioni, di cambiamenti, di un mondo che dev’esser finalmente strappato dalle mani dei “vecchi”, per poi fare cosa? Per non riuscire neanche a seguire le regole sul distanziamento sociale. Qui stiamo progettando il soffitto senza aver neanche costruito le fondamenta.

Qualche giorno fa hanno intervistato un ragazzo in Tv appena uscito da una discoteca pugliese. In camicia, capelli fatti e sguardo da spezzacuori, alla domanda perché se ne fregasse del distanziamento sociale, ha risposto così: “Dobbiamo recuperare il tempo perso in quarantena”. 

Questo, cari lettori, è il nostro futuro. La generazione perduta descritta da Hemingway, ovvero la generazione di giovani cresciuta dopo la prima guerra mondiale, sostanzialmente trovatasi di fronte al nulla, oggi la viviamo così: ci lamentiamo di non poter andare in discoteca. 

Dopo la prima guerra mondiale, la popolazione europea fu decimata a causa dei milioni di uomini caduti sul fronte. La stragrande maggioranza di loro si arruolò volontariamente. Il disdegno verso l’egoismo borghese, verso l’individualismo e verso la mancanza di responsabilità sociale, spinse milioni di giovani a combattere sul fronte, per dare un senso alla propria esistenza, altrimenti ritenuta grigia, cupa, egoista. 

Oggi il grigio ormai ci ha circondati e quel minuscolo bagliore di speranza, manifestatosi tramite le proteste in tutto il mondo, è morto definitivamente in quella discoteca pugliese. 


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