Omicidio Lorenzon: Sandro Zorzi è innocente!


di ALESSIA BONI

Il 24 settembre 2009, nelle campagne di Maccarese, scompare l’agricoltore Fabio Lorenzon. Da quel momento iniziano le ricerche che si concludono, il 2 ottobre dello stesso anno, con il ritrovamento del corpo senza vita. Il cadavere di Lorenzon viene trovato incastrato nella sua auto sul fondo di un canale di irrigazione a Maccarese e i risultati dell’autopsia stabiliranno in modo incontrovertibile che si è di fronte a un chiaro caso di omicidio. 

Fabio Lorenzon è stato fatto oggetto di diversi colpi alla testa sferrati con un corpo contundente che fa escludere l’ipotesi di una lite finita male, confermando, invece, una chiara volontà omicida dell’assassino. 

Il nome di Zorzi, in questa faccenda, compare al momento dell’indagine condotta dai Carabinieri. Infatti, la mattina della scomparsa, la vittima era stata al telefono fino alle 11:30 circa con un suo amico, proprio Sandro Zorzi. Sandro, anch’esso agricoltore e rinomato per la sua produzione di miele, aveva recentemente acquistato un terreno da Lorenzon, il che fa insospettire i carabinieri che, però, continuano le ricerche. La svolta alle indagini arriva durante una perlustrazione dei militari nel campo agricolo in uso a Sandro Zorzi dove, poggiato addosso a un albero, viene rinvenuto un tubo metallico, messo in bella vista come aspettasse di esser trovato che, dopo varie analisi, si conferma essere l’arma del delitto. 

Sandro Zorzi viene quindi arrestato nel 2010 e rimane in carcere per più di tre anni. Da qui inizia il suo complicato iter giudiziario, dal processo di primo grado del 13 gennaio 2013 in cui viene dichiarato colpevole, per poi essere assolto il 13 gennaio 2014 dalla Corte d’appello. Sandro quindi torna in libertà, per poi essere nuovamente incarcerato e vedendo la sua assoluzione cancellata dalla Cassazione nel 2016. Nel secondo processo di appello, il 17 maggio del 2017 la Corte lo condanna a 20 anni. La Cassazione nel novembre del 2018 conferma il verdetto e Sandro, nove anni e due mesi dopo l’omicidio, torna in carcere.

Sandro è strenuamente difeso dal fratello Giovanni, dalla compagna Erica e da Anna Maria Anselmi, avvocata e assessora del Comune di Fiumicino. 

Cosa non torna? Sandro è innocente? Il movente quindi una mera questione di soldi tra grandi amici? Ci troviamo veramente di fronte a ciò che Anselmi definisce «un clamoroso errore giudiziario»?

La compagna di Zorzi, Erica, in una testimonianza, dipinge Sandro come un uomo con dei progetti e ora in carcere, un gran lavoratore e ora invischiato in qualcosa di più grande di lui. Erica è fermamente convinta che Sandro sia innocente affermando: «Assolutamente. Sandro non ha mai accettato il rito abbreviato perché si è sempre proclamato innocente e voleva che la sua innocenza fosse riconosciuta davanti a tutta la comunità e a noi che gli vogliamo bene, che lui con quell’omicidio di Fabio non c’entrava. Fabio era per Sandro una persona cara, perché mai l’avrebbe dovuto uccidere? Quando dopo la prima detenzione fu assolto, tutta la comunità di Maccarese l’ha accolto a braccia aperte, perché tutti quelli che lo conoscono sanno chi è Sandro: un uomo buono che purtroppo è rimasto vittima del suo modo di essere sempre altruista con chiunque!»

Per Erica, il groviglio è possibile scioglierlo andando a indagare le frequentazioni di Lorenzon: «Dietro la morte di Fabio forse c’è qualche strano giro. Io credo che Sandro abbia cercato di aiutarlo, di tirarlo fuori da quel gorgo e purtroppo oltre a Fabio ne è rimasto vittima anche lui. Sappiamo per certo che qualcuno ha visto e parlato con Fabio in un orario in cui, secondo le indagini, doveva essere già morto, ma nessuno finora si è presentato per metterlo a verbale. Sarebbe bastato questo per rendere tutto chiaro, almeno chiara la posizione del mio compagno.»

L’avvocata Anna Maria Anselmi spiega: «Gli elementi che hanno convinto la Corte sono essenzialmente questi: il ritrovamento del tubo di ferro con il quale è stato ucciso il povero Fabio Lorenzon che era nel terreno in uso a Sandro Zorzi, il fatto che l’ultima telefonata registrata dal cellulare di Lorenzon sia stata fatta verso l’utenza di Zorzi e un certo rapporto di credito e di debito tra i due». Spiega ulteriormente Anselmi che non sono state trovate nemmeno le impronte di Zorzi sull’arma del delitto, in più affermando «Non sono state rinvenute tracce di DNA del Lorenzon sui vestiti indossati da Zorzi nel giorno del delitto e da ultimo nessuna sentenza ha spiegato come avrebbe fatto Zorzi a nascondere l’auto del Lorenzon e a trasportare il cadavere fino al luogo del ritrovamento. Non è stata ascoltata la moglie di Zorzi che a mezzogiorno di quel giorno in cui tutto accade ha pranzato con il marito presso l’abitazione».

Ciò che desta ancora più domande è sicuramente l’ultima affermazione dell’avvocata, che mette in evidenza il fatto che «giorni prima il Lorenzon avesse subito un attentato alla sua vettura e che lo stesso fosse invischiato in storie di droga.»

Giovanni, il fratello di Sandro, non dandosi pace per quanto avvenuto, ha infine lanciato un appello a “Chi lha visto?” chiedendo a chi sappia qualcosa di parlare e colmare quei tanti punti interrogativi che per lui avrebbero incastrato un innocente.

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